Didattica Metacognitiva

Il successo scolastico, si può raggiungere attraverso una serie di strategie didattiche, tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun alunno e a favorire la sua autonomia.
Per far ciò è necessario, innanzi tutto, che l'alunno non acquisisca solo conoscenze ma soprattutto abilità e competenze, e tra queste quella di “imparare ad imparare ”, cioè la padronanza di una serie di consapevoli strategie che gli permettano di continuare ad imparare nel modo per lui più giusto. Ma come è possibile fare ciò? Cosa può fare l'insegnante per sostenere e sviluppare questa competenza? Una risposta ci viene dagli studi sui processi di apprendimento e in particolare sulla metacognizione. La metacognizione significa letteralmente “oltre la cognizione” e sta ad indicare la capacità di “pensare sul pensiero” o meglio di poter riflettere sulle proprie capacità cognitive.
Il concetto si riferisce alle attività della mente che hanno per oggetto la mente stessa, sia nel momento della riflessione, sia nel momento del controllo. L’approccio metacognitivo rappresenta una modalità privilegiata per trasmettere contenuti e strategie, a qualsiasi età, poiché mira alla costruzione di una mente aperta. La didattica metacognitiva riguarda il funzionamento dei processi di apprendimento, è un approccio didattico che richiede, prima di tutto, un atteggiamento metacognitivo che privilegi non cosa l’alunno apprende, ma come l’alunno apprende e che attivi la propensione a far riflettere gli studenti su aspetti riguardanti la propria personale capacità di apprendere, di stare attenti, di concentrarsi, di ricordare. In generale, l’applicazione delle tecniche metacognitive nella didattica riguardano soprattutto l’attenzionela memoriala lettura la scrittura; studenti che hanno una buona consapevolezza metacognitiva, sono migliori poiché il compito viene affrontato con maggior coinvolgimento personale. Ogni individuo è modificabile e l’intelligenza non  è  un elemento biologico statico, un patrimonio non incrementabile, dato una volta per tutte alla nascita: essa può essere trasmessa  e quindi appresa.  L’intelligenzaè un costrutto che difficilmente si lascia imbrigliare in una definizione precisa e universalmente condivisa per i molteplici aspetti che il termine in sè comprende, e che variano a seconda del punto di vista e dell’impianto teorico da cui la si osserva e la si misura. In linea generale essa è definibile come la capacità di ragionare, apprendere, risolvere problemi, comprendere a fondo la realtà, le idee e il linguaggio in maniera da dirigere il proprio comportamento nel modo più adattivo per se stessi e per la realtà che ci circonda. Risulta ormai sempre più chiaro che intelligenti non solo si nasce ma soprattutto si diventa nel corso dell’intero ciclo di vita. Non è troppo ottimistico considerare l’intelligenza una dimensione che può essere appresa, e quindi potenziata, anche nelle persone che sembrano essere dotate di un minore bagaglio innato di risorse o hanno subito rallentamenti per via di disturbi di natura organica o traumatica, oppure hanno semplicemente vissuto in un contesto che non ne ha potuto favorire le potenzialità presenti. La metacognizione non è legata esclusivamente alla sfera affettiva, ma anche a quella cognitiva. Molte ricerche mettono in relazione queste competenze con l’apprendimento . Si è così giunti alla nascita della didattica metacognitiva guidata dalle conoscenze sul funzionamento cognitivo e delle variabili psicologiche sottostanti l’apprendimento (come il locus of control, l’autoefficacia e la motivazione). L’obiettivo finale è raggiungere e sostenere l’autoconsapevolezza e l’autoregolazione. I percorsi didattici portano a comprendere come ottenere le informazioni dall’ambiente circostante e come vengono utilizzate: gli studenti dovrebbero diventare sempre più autonomi nella gestione del pensiero senza applicare schemi di pensiero rigidi e stereotipati.

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